Consapevolezza

Restauro o Ripristino?

Vi chiederete perché voglio mettere a confronto questi due termini e perché mi prendo la briga di commentarli. Perché per me la loro differenza è sostanziale.

Qualcuno già sa che una delle attività in cui mi cimento è tradurre, ed è proprio in questo contesto di traduttrice che mi sono trovata ad affrontare questo concetto che peraltro è utilizzato, a mio avviso in modo non completamente appropriato, in diversi ambiti professionali. Unisco questo alla mia passione per la mediazione dei conflitti, argomento che ho avuto modo di approfondire anche attraverso diversi corsi di formazione, compresa quella per diventare “Conciliatore”, professione che tuttavia non sono autorizzata a svolgere in quando non laureata, ma nella quale ho avuto con piacere la possibilità di cimentarmi in affiancamento ad avvocati.

Ciò che mi ha dato spunto a questa riflessione è da un lato il mio lavoro di traduzione di Un corso in miracoli® e dall’altro il lavoro sviluppato da Dominic Barter nei Restorative Circles, termine che, per uniformità con la Restorative Justice (Giustizia Restaurativa), potrebbe essere tradotto con “Circoli Restaurativi”.  Ho avuto modo di partecipare ad una formazione in Scozia dove Dominic era uno dei docenti, e so che il suo lavoro va ben al di là di un’operazione di “restauro”. Quello che ho avuto modo di apprendere da lui è che con questo lavoro di comunicazione e mediazione l’intento è portare la relazione tra chi ha commesso il fatto e chi l’ha subito nella condizione in cui era prima che il fatto accadesse.

Non è certo un’operazione facile e di certo non sempre può avvenire questo processo nella sua accezione più ampia. E’ per questo motivo che voglio per ora soffermarmi solo sul significato delle parole “restauro” e “ripristino”.

Per parlare di restauro prendo l’esempio di un falegname che si trova a restaurare un mobile. Per quanto il falegname possa essere bravo, il restauro difficilmente riporta un mobile a com’era in origine. A volte resta traccia della riparazione, altre volte il restauro avviene a seconda dell’idea che il falegname aveva dell’originale. Ho avuto modo di cogliere delle differenze abissali anche nel restauro di dipinti nei quali si è persa completamente l’idea dell’opera originale. Questo per sottolineare che un restauro può essere mal riuscito.

Quindi credo si possa affermare che un restauro vede che c’era qualcosa che andava messo a posto ed è stato sistemato, ma resta traccia dell’errore, o della ferita, anche se su di essa è stato messo un buon strato di vernice. Se lo paragoniamo ad un concetto di perdono, è come se fosse un perdono parziale poiché non si dimentica completamente quanto è stato percepito come torto subito.

Cos’è invece un ripristino?

Per spiegarlo in un modo che ritengo comprensibile per chiunque, uso la terminologia del computer.  Quando si fa il “restore” di un computer lo si riporta a com’era in origine, quando è uscito dalla fabbrica. Non resta in esso alcuna traccia del lavoro che si era svolto con quel computer. Può essere un computer vecchio per cui non al passo con i tempi e in qualche modo superato, ma le sue condizioni sono esattamente come si presentavano quando il computer è stato acquistato.

E’ dunque facile cogliere la differenza se la portiamo nel contesto di una relazione dove l’idea di “ripristino” è riportare la relazione a com’era prima che un evento la modificasse e se facciamo riferimento al perdono, questo diventa totale e non resta alcuno strascico ancora da perdonare.

Maggiormente sostanziale diventa poi questa differenza se la portiamo in un contesto di un lavoro più profondo su di sé, come quello di un serio percorso “spirituale”, il cui scopo sarebbe quello di rimetterci in contatto con la nostra essenza più profonda, che è la stessa essenza nell’altro. Per entrare in contatto con questa essenza è necessario mettere da parte tutto quello che abbiamo costruito per nasconderla e quindi quello che dobbiamo fare non è un’operazione di restauro, ma di ripristino, che ci riporti esattamente a ciò che siamo realmente e che siamo sempre stati sin dall’origine dei tempi.

Certo non sono concetti semplicissimi da digerire, immersi come siamo in un mondo di dualità, distrazione e separazione che ci vuole confermare costantemente che siamo quello che crediamo di essere in questo mondo a scapito di ciò che realmente siamo. Allora forse nel mondo ciò che è più comprensibile ed accettabile per noi è un’operazione di ripristino, che ci porta giornalmente a correggerci e a migliorarci, confermando che abbiamo fatto degli errori e che magari dobbiamo pagare per questi.

E dunque l’affermazione “Giustizia Restaurativa” ben si addice in contrapposizione con l’attuale “Giustizia Retributiva” che ci chiede di pagare per questi errori, siano essi una multa o qualcosa di più grave.

Detto questo sono arrivata alla convinzione che il restauro potrebbe semplicemente essere un passaggio, una tappa che siamo in grado di vivere ora, giorno dopo giorno, fino a quando saremo in grado di fare il salto finale che ci porta a quello che io chiamo ripristino.

Tuttavia c’è un ulteriore significato di restore che possiamo aggiungere, ed è ristoro: quella meravigliosa sensazione che ci troviamo a vivere quando dopo tanta fatica ci concediamo una pausa, oppure quando ci abbandoniamo a momenti di quiete e siamo totalmente rilassati e in pace.

Ma mi piace osare un po’ di più e pensare che nel momento in cui ripristiniamo in noi la realtà di ciò che siamo davvero possiamo abbandonarci alla piacevole sensazione di ristoro che siamo finalmente in grado di vivere lasciandoci andare per riposare tra le braccia dello Spirito.

 

Isabella Popani

Pubblicazione consentita chiedendone il consenso e citandone la fonte.

 

 

2 Comments

  1. Emanuele Novembre 17, 2018
  2. Patricia Novembre 25, 2018

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