Consapevolezza

La Settimana di Esperienza di Jonathan Caddy

Quella che segue è la traduzione di un articolo con cui Jonathan Caddy, uno dei figli di Eileen e Peter Caddy, ha scritto dopo aver partecipato alla Settimana di Esperienza nella Comunità in cui ha vissuto gran parte della sua vita.

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Riflessioni sulla Settimana di Esperienza a Findhorn da uno dei figli dei fondatori


Mani in cerchio, candela, giochi per la scoperta di sé, angeli, giocosità, calore, apertura di cuore, condivisione profonda, trasformazione, tutto in un ambiente di bellezza e sostenuti da una variegata comunità di persone aperte e generose: sì è la settimana di Esperienza della Findhorn Foundation (FX) e tutti coloro che ci sono stati sorridono e ricordano, e coloro che non ci sono stati si grattano la testa e si chiedono cosa sia.

La settimana dal 6 al 13 aprile 2019 era come qualsiasi altra a Findhorn dove questo programma avviene quasi ogni settimana dell’anno, ma non è stato così. Beh, non è stato così per me che sono connesso con questo posto da tutta la vita e tuttavia non avevo mai colto l’opportunità di immergermi in questa esperienza personale e di gruppo che approfondisce spiritualmente.

Potreste chiedervi perché non l’abbia fatta prima. Forse perché ero qui sin da prima che il programma venisse sviluppato 44 anni fa? Perché avevo già partecipato alla settimana di esperienza per la famiglia e alla settimana in Cinese lo scorso anno, in parte come osservatore e in parte aiutando nella sua preparazione, e quindi sentivo di non aver bisogno di farla? No, se devo essere realmente onesto ha a che fare con l’essere finalmente completamente aperto, con l’attraversare una resistenza a lungo mantenuta, con l’essere disposto a riconciliarmi pienamente col mio passato e a riconoscere il mio posto in questa storia in evoluzione che è Findhorn. Sì, aveva a che fare con la giusta tempistica, che può sembrare come un cliché in questo posto, ma è di certo la mia verità: c’è voluto del tempo perché fossi pronto!

Così com’è stata? Prima di tutto ho dovuto lavorare con l’essere disposto ad accettare che non sarei stato in grado di essere un partecipante anonimo, senza alcuna connessione con il luogo e senza ricordi: ho trascorso praticamente tutto il tempo, nei primi cinque anni della mia vita, a vivere a Cluny ed ho ricordi molto chiari e piacevoli di questo sconnesso edificio vittoriano soleggiato, e poi ci sono stati tutti i miei anni di scuola a Findhorn durante i dinamici anni sessanta e i primi anni settanta, prima del mio corso di laurea in Scienze ecologiche a Edimburgo. Poi avevo lavorato nei giardini del Park e a Cullerne prima di andarmene, oltre quarant’anni fa, per tre anni a Erraid come uno dei fondatori di quella piccola comunità di isole collegate della costa occidentale. C’era stata una pausa di dieci anni oltre al periodo in cui avevo viaggiato moltissimo, lavorato in varie parti del mondo e mi sono formato come insegnante prima di tornare qui, venticinque anni fa, per costruire la mia casa ecologica con mio fratello al Park e farmi coinvolgere in molti modi diversi: sì, c’è della connessione e trovo che ci sia da lavorare su tutte le proiezioni che io e le persone intorno a me continuano ad avere su di me e che sono emerse durante questa settimana.

Niels e Jenn sono stati un team fantastico nel focalizzare e condurre con competenza tutta la settimana e nel creare un importante spazio aperto e sicuro nei nostri incontri nella splendida Beech Tree Room di Cluny. La nostra prima condivisione insieme il sabato pomeriggio è andata a fondo sul filo conduttore che accomunava i dodici diversi partecipanti provenienti da Francia, Australia, Sudafrica, Belgio, Svizzera, Sudafrica, Finlandia, Inghilterra e Scozia, giunti chiaramente qui tutti per una ricerca interiore ed esteriore. C’è una definita magia in questi incontri e ho notato che ha in parte a che fare con il luogo e il processo ben affinato della settimana, ma anche con l’apertura e con questa ricerca dei partecipanti.

I punti salienti del fine settimana sono stati, per me e per gli altri, le attività di Danza Sacra nella Sala da Ballo con Hannah, dove abbiamo interagito insieme comunicando principalmente con gli occhi e il movimento e i Giochi per la scoperta di sé, sessione in cui abbiamo continuato ad interagire giocando, abbiamo esplorato come lavorare insieme come gruppo e infine in uno spazio di calma abbiamo sperimentato l’apertura all’amore attraverso la musica e il tatto. Se dovessi individuare un momento preciso in cui avviene la trasformazione, direi nell’esercizio del “dischiudersi”, nel quale un tocco gentile e ben intenzionato di un altro crea una semplice connessione che come umani desideriamo e nella quale il nostro sé interiore risponde. I sentimenti di amore e attenzione per gli altri vengono risvegliati e il mondo non è più lo stesso: loro non sono più estranei nella stanza e attraverso tali esperienze vengono stabilite le diverse priorità e i sogni nella vita.

E’ successo così tanto in una settimana che talvolta mi sono sembrati due mesi e mezzo dal momento che tempo e realtà erano distorti. Molti eventi si sono succeduti: ci siamo seduti nel santuario con candela, fiori mentre Auriol ci apriva alla condivisione sulla nostra vita interiore; ci siamo crogiolati al sole con il suono del fiume per un’ora e mezza a connetterci con la straordinaria bellezza della natura che ci circonda particolarmente forte a Randolf’s Leap dopo che la sera precedente Kajedo ci aveva esortato a guardare attentamente con i nostri sensi e il nostro cuore; abbiamo potuto immergerci e lasciarci ispirare dai canti di Taizé ed ancora siamo stati seduti in silenzio nell’atmosfera colma di pace nel santuario di Cluny dove al mattino mia madre continua a parlarmi attraverso il suo piccolo libro! Al mattino presto non mi sono mai dato il tempo di leggere libri sulla comunità nella quale sono cresciuto. Abbiamo passeggiato nel giardino e nel bosco attorno a Cluny ad osservare il dischiudersi della primavera. Ho osservato persone diventare amici sinceri mente anch’esse si dischiudevano durante le nostre sessioni di condivisione. E molto altro ancora.

Ci sono state lacrime, sorrisi, sentimenti di dolore e tenerezza, risate e disperazione: umani che si connettono con se stessi, con il loro spirito più profondo e le loro passioni oltre che con gli altri, con la Terra e con questo luogo speciale. Sì, mi rendo conto ora che avevo bisogno di questo “calcio d’inizio”, questo promemoria, questo aprire gli occhi, un’esperienza che mi ha messo in grado di portare consapevolezza a me stesso e a questa comunità in continua evoluzione.

Mi rendo conto che c’è ancora molto da aggiungere e lo farò presto.

Jonathan Caddy

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