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La mia avventura con Un corso in miracoli®
Quando io, Fulvio e Sergio ci siamo incontrati la prima volta, nessuno di noi sapeva, né poteva immaginare, a cosa avrebbe portato quell’incontro. Apparentemente volevamo semplicemente confrontare il nostro lavoro individuale con “A Course in Miracles® (Un corso in miracoli)”, poiché il rivedere le nostre traduzioni ci avrebbe permesso di andare più in profondità nello studio di questo percorso. Ma come sempre accade quando due o più persone si incontrano con un intento comune (mi viene da dire anche se non così palese) succede qualcosa di speciale. Lì per lì forse non ce ne siamo neppure accorti, ma quel nostro primo incontro oggi posso dire si trattasse di quello che Un corso in miracoli definisce “incontro santo”. Infatti, a parte l’aver trascorso un pomeriggio piacevole nel corso del quale abbiamo condiviso parte del nostro cammino, non appena Fulvio e Sergio se ne sono andati ho sentito un forte bisogno di scrivere sia alla Foundation for Inner Peace che alla Foundation for A Course in Miracles(*) per dire loro che eravamo studenti del Corso e che avevamo deciso di incontrarci regolarmente per studiarlo più approfonditamente e magari tradurlo. Erano forse interessati?
La loro risposta fu chiederci di tradurre un capitolo di prova. A questo è seguito un primo viaggio negli Stati Uniti dal quale siamo tornati con il contratto per la traduzione ufficiale in italiano.
Così è iniziata la mia avventura.
Ma a questo punto forse vi domanderete cos’è “Un corso in miracoli”. Si presenta come un libro, di fatto si tratta di tre libri rilegati in un unico volume, scritto sotto dettatura da Helen Shucman, una psicologa clinica americana, in risposta alla richiesta di trovare un modo alternativo di relazionarsi. Il primo libro, il Testo, presenta i principi metafisici del Corso; il Libro di esercizi offre 365 lezioni, idealmente una al giorno per ogni giorno dell’anno, attraverso le quale applicare i principi contenuti nel Testo; ed infine il Manuale per insegnanti che risponde a domande che verosimilmente uno studente del Corso si pone lungo il cammino.
Questo nostro lavoro di traduzione ha richiesto cinque anni, due viaggi negli USA, l’ascolto di un certo numero di cassette e la lettura di un altrettanto considerevole ammontare di libri, tutti scritti da Ken Wapnick, talvolta in collaborazione con sua moglie Gloria, della Foundation for A Course in Miracles.
Ma a parte questo, le nostre difficoltà sono state di altra natura. Innanzitutto ci sono state date delle linee guida da seguire molto rigide e severe. Addirittura inizialmente ci era stato richiesto che, ogni qualvolta veniva riportata una parola in inglese che loro definivano “chiave” (ma la richiesta sottesa era che lo facessimo sempre!) questa doveva essere tradotta ovunque con la stessa parola italiana. Questo ovviamente risultava in una traduzione letterale spesso assurda, anche perché contemporaneamente ci veniva richiesto di scrivere in un italiano fluente.
Il primo anno, o quasi, è stato dunque da noi dedicato a trovare una sorta di equilibrio tra le due richieste – essere letterali e fluenti allo stesso tempo. La nostra vera linea guida di fatto è stata una citazione del Corso stesso che ben definisce i compiti di un traduttore:
“…un buon traduttore, sebbene debba modificare la forma di ciò che traduce, non ne cambia mai il significato. Infatti il suo solo scopo consiste nel cambiare la forma in modo tale che venga conservato il significato originale.” (T-7.II.4:3-4)
Un’altra difficoltà consisteva nel fatto che gran parte di A Course in Miracles (incluso l’intero libro di esercizi, a cominciare dalla lezione 99) è scritto in pentametro giambico, la metrica di Shakespeare. Tuttavia, dal momento che è virtualmente impossibile mantenere questa forma poetica in un’altra lingua, abbiamo ignorato la forma poetica per preservare il significato, ed abbiamo quindi superato abbastanza facilmente questo ostacolo.
Un’altra regola che abbiamo dovuto rispettare era quella di “non cercare di migliorare il Corso”. Quando l’inglese sembrava strano o ambiguo, anche noi come altri traduttori siamo stati tentati di “migliorare” il testo originale o “rendendolo più chiaro” aggiungendo parole o frasi esplicative che non sono presenti nell’originale inglese. L’esercizio per “non cadere in tentazione” è stato notevole, ma con il costante sostegno dagli Stati Uniti, che non né mai venuto meno, siamo riusciti a neutralizzare tale tentazione, cercando di mantenere nella traduzione la stessa ambiguità dell’originale.
Abbiamo fatto a Ken Wapnick migliaia di domande per risolvere i nostri dubbi, e spesso ci siamo trovati a dire: «Ma questa frase non significa niente in italiano!» E la sua risposta è praticamente sempre stata: «Anche in inglese! Noi non useremmo mai questo linguaggio in inglese!». Non ci restava dunque che rassegnarci, anche se sentivo incombere su di me il giudizio del lettore: «Ma chi ha tradotto questa roba? Ma conosce l’inglese? E l’italiano?». Poi, per magia, è giunta la consapevolezza che il lettore italiano, esattamente come quello inglese, avrebbe fatto in prima persona il percorso verso la comprensione di un testo così complesso. Nessuno di noi aveva il diritto di sostituirsi al lettore, al quale consigliamo, qualora avesse difficoltà nel comprendere il contenuto di una frase o di un concetto, di aprirsi affinché sia il Corso stesso a … parlargli.
E questo porta alla difficoltà maggiore: le nostre resistenze. A questo punto preferisco parlare in prima persona delle MIE resistenze. Mentre leggevo il Corso, il suo contenuto mi sembrava ovvio. Mi sembrava anche che ciò che diceva era l’unica spiegazione possibile e che la sua risposta ai nostri quesiti fosse davvero l’unica possibile. Poi però mi trovavo a “fare dell’altro”. Talvolta stavo giorni e giorni senza prenderlo in mano, per sentirmi poi in colpa per non aver fatto il mio dovere e per aver ritardato ulteriormente il completamento del mio compito. Quando poi mi decidevo a riprendere il lavoro, scoprivo che il mio procrastinare altro non era che non voler affrontare la tematica che il corso mi presentava al passaggio successivo.
Ricordo una domenica in cui avevo lavorato tutto il giorno, molto serenamente, su un certo numero di lezioni. Come traduttrice, per fortuna non dovevo rispettare la regola del non fare più di una lezione al giorno, ed ero così arrivata alla lezione 78: “Che i miracoli sostituiscano tutti i rancori”. Dopo di che, spento il computer, mi sono preparata per la notte. A letto, non appena ho guardato mio marito, ho sentito un moto di rabbia intenso nei suoi confronti e mi sono trovata a dirgli: «Sono proprio arrabbiata con te!.» Con grande stupore, mi chiede: «Cosa ho fatto?” Ed io, come se fosse stata la cosa più ovvia al mondo: «Diciotto anni fa….!» Proprio così. Mi era venuto in mente un episodio di diciotto anni prima per il quale evidentemente avevo ancora un grosso rancore. Ricordo di aver trascorso l’intera nottata a ripetere la frase della lezione «Che i miracoli sostituiscano tutti i rancori”.
Ho dunque compreso, in questi cinque anni, che ogni singola parola del Corso è entrata dentro di me, è diventata parte di me – anche se non ne ho una memoria razionale – ed ha lavorato correggendo nel profondo vecchi schemi e modelli di pensiero. Tutte le mie resistenze, o meglio le resistenze del mio ego, sono venute a galla e man mano che il mio lavoro procedeva, mi trovavo a fare sempre più i conti con me stessa. Ho imparato a guardare il mondo con un’altra ottica, a vedere le mie relazioni in modo diverso. Sono giunta alla consapevolezza che sono qui per imparare l’amore e mi sono resa conto che talvolta per imparare cos’è l’amore è utile che io veda cosa non lo è. Poi spetta a me scegliere e proseguire la mia strada.
Ho sempre sostenuto che il Corso poteva essere scritto con molte meno parole, ma ho anche compreso che non sarebbe stato così efficace. Infatti la sua ripetizione degli stessi concetti in maniera sempre diversa impedisce all’ego di creare delle barriere e permette dunque al messaggio profondo dello Spirito di risuonare dentro di noi.
Quando il mio compito di traduttrice è finito - il libro è uscito per le Edizioni ARMENIA nel novembre 1999 - una parte di me si è sentita orfana, con un vuoto rappresentato dal fatto che ora non avevo più, ad esempio, questo lavoro a riempire le mie giornate. Ma mi ha sempre sostenuto la consapevolezza che il mio lavoro con il Corso non poteva essere finito. Finiranno forse i libri da tradurre, ma il "mio lavoro" con il Corso forse non finirà mai.
(*) La Foundation for Inner Peace ha la licenza per la pubblicazione del Corso in ogni paese e ne segue le varie traduzioni. La Foundation for a Course in Miracles è nata nel 1983 con lo scopo di diffondere l’insegnamento del Corso attraverso libri, audiocassette, corsi e seminari, ed è attualmente responsabile del copyright e del marchio. Edita una rivista trimestrale, THE LIGHTHOUSE, che può essere richiesta a: Foundation for A Course in Miracles®, 1275 Tennanah Lake Road, Roscoe, NY 12776-5905 - USA.
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