SULLA VIOLENZA

In questi tempi di aumentata violenza ovunque, molte gente mi chiede cosa io ne pensi e soprattutto come si possono guardare, questi atti di violenza, nell’ottica di Un corso in miracoli.

Per Un corso in miracoli questo mondo è illusorio, poiché la realtà dalla quale non ci siamo mai separati è in Cielo: un Cielo che non abbiamo mai lasciato ma dal quale crediamo di essere separati. Quindi qualunque cosa accada qui è effimera, illusoria, un sogno che al momento del risveglio svanirà nel nulla, da dove è venuto.

 

Ma proprio come nei sogni, quando sogniamo crediamo che il sogno sia la nostra realtà, e così è per questa vita. Quindi non possiamo ignorare che per noi questa vita è la nostra realtà.

Come studente di Un corso in miracoli ho imparato che la mia vita (il mio sogno) è una proiezione di ciò che si trova nella mia mente (la mente non è il cervello), nei miei pensieri, in ciò in cui credo.

E allora ritorno alla domanda principale: perché tutta questa violenza? Cosa significa? Che scopo ha?

La prima risposta che mi viene alla mente è: la gente attacca perché ha paura. In questo modo però crea ulteriore paura e, come reazione, quasi sempre un attacco dall’altra parte. E siccome crede che dal suo attacco ne segua una ritorsione di qualsiasi tipo, riattacca in maniera sempre crescente, come se in una qualche parte della sua mente “sapesse” di aver attaccato e quindi di dover pagare, prima o poi, per ciò che ha fatto. Ovviamente tutto questo non è razionale. Ho solo spiegato la “logica” che sta dietro ad un attacco.

Inoltre, se guardiamo il significato di attacco, nel glossario di Un corso in miracoli, leggiamo:

Il tentativo di giustificare la proiezione della colpa sugli altri, dimostrando la loro peccaminosità e la loro colpevolezza cosicché possiamo sentircene liberi; dal momento che l’attacco è sempre una proiezione della responsabilità della separazione, non è mai giustificato; usato anche per indicare il pensiero di separazione a Dio, per cui crediamo che Dio ci attaccherà e ci punirà di rimando.

(Nota — “attacco” e “rabbia” sono virtualmente sinonimi)

Diventa quindi evidente che dietro ad ogni attacco c’è un senso di colpa grandissimo. La colpa richiama sempre una punizione e quindi è implicito che quando ci sentiamo in colpa proviamo paura poiché crediamo di dover essere puniti per quella colpa, ed ha inizio un ciclo che sembra non dover finire mai… Perché dopo aver attaccato la colpa (e la paura) che proviamo sono sempre più grandi…

C’è una bellissima sezione di Un corso in miracoli intitolata “Le due emozioni” (T.13.V) in cui si dice che abbiamo soltanto due emozioni. Una ci è stata data e l’altra l’abbiamo fatta noi. Quella  che ci è stata data è l’amore, e questa ci è stata data da Dio. Quella che abbiamo fatto noi come sostituto dell’amore è la paura. Quindi se rispondiamo all’attacco con la paura generiamo ulteriore paura, quindi ulteriore colpa e quindi sempre più attacco… o depressione. Non sappiamo da dove arrivi la depressione. Diamo la colpa ad ogni sorta di cose. Non ci rendiamo conto che la vera ragione della nostra depressione è che ci sentiamo in colpa per ciò che abbiamo fatto. Talvolta la depressione viene da un senso di colpa nato a causa di un attacco subito: la colpa per non essere riusciti ad essere così amorevoli, così bravi, per cui l’altro si è arrabbiato con noi attaccandoci. C’è una sorta di botta e risposta a livello inconscio che blocca le persone in questo meccanismo, e possiamo chiamare questo botta e risposta come “proiezione”.  (Ma se vogliamo andare oltre, il vero senso di colpa, e quindi l’origine di rabbia o depressione, sta nella nostra separazione da Dio – che è l’origine di ogni colpa – e nel fatto che non siamo in grado di amare come farebbe Dio…).

Ma ritorniamo al discorso della proiezione: quando ci rivolgiamo all’ego per avere aiuto e diciamo: «aiutami a liberarmi della mia colpa,» l’ego dice: «Va bene, il modo per liberarti della tua colpa è questo: prima la reprimi e poi la proietti sugli altri. Ecco come liberarti della tua colpa.» Ciò che l’ego non ci dice è che la colpa proiettata è un attacco e che è il modo migliore per tenersi aggrappati alla colpa. L’ego non è sciocco: vuole mantenerci nella colpa.

Lo Spirito Santo, che è molto intelligente – sicuramente più dell’ego – usa la stessa dinamica della proiezione che l’ego usa per farci stare male tenendoci nella prigione della colpa e rovescia la situazione a nostro vantaggio e non a vantaggio dell’ego. Lo Spirito Santo mi dice: ringrazia tuo fratello che ti permette di vedere la colpa che c’è dentro di te e perdonalo. Il perdono è il disfacimento della proiezione della colpa. Perdonando la colpa nell’altro la perdono in me stesso.

Riporto, qui di seguito, un esempio chiarissimo riportato sul libro di Ken Wapnick “Introduzione a Un corso in miracoli”, ed. Armenia:

"Adesso vi dirò in dettaglio come Gesù e lo Spirito Santo ci direbbero di affrontare le situazioni che si presentano nella nostra vita.

Diciamo che sto qui seduto e cerco di occuparmi degli affari di mio Padre quando qualcuno entra, mi insulta o mi lancia addosso qualcosa. Presumiamo che, nel momento in cui sto qui seduto io non sia nella mia mente corretta. In altre parole credo di essere un ego, la condizione in cui normalmente ci troviamo. Ho paura e mi sento in colpa, e non credo che Dio sia con me; non mi sento veramente bene con me stesso. Ora entri tu ed inizi a sbraitare e ad inveire contro di me, accusandomi di ogni genere di cose. Ad un certo livello crederò che il tuo attacco nei miei confronti sia giustificato. Questo non ha nulla a che fare con quello che dici o non dici, o se che ciò stai dicendo sia vero. Questo produrrà due cose. Primo, il tuo attacco nei miei confronti rinforzerà tutta la colpa che già sento. Secondo, rinforzerà la colpa che tu senti già, perché non mi avresti attaccato se non fossi già colpevole. Il tuo attacco nei miei confronti rinforzerà la tua colpa.

In questa situazione non me ne resterò semplicemente seduto a ricevere il tuo attacco mentre viene sferrato. Farò una di queste due cose, che in effetti sono la stessa cosa. Una è che andrò in un angolo a piangere, dicendoti di osservare in che modo orribile mi hai trattato, di guardare quanta sofferenza mi hai recato, di guardare come mi sento miserevole, e che dovresti sentirti responsabile per questo. Il messaggio che darei sarebbe: a causa della cosa orribile che mi hai fatto adesso io sto soffrendo. Questo è il mio modo di dirti che dovresti sentirti ben in colpa per quello che hai fatto. L’altro modo in cui farò la stessa cosa è attaccarti di rimando. Ti ricoprirò di insulti e dirò: «Da dove cavolo vieni a dirmi tutte queste cose? In realtà sei tu la persona malvagia, e così via.» 

Entrambe queste difese da parte mia sono in realtà modi per farti sentire in colpa per ciò che mi hai fatto. Il fatto stesso che lo sto facendo a te costituisce un attacco per il quale mi sentirò in colpa; il fatto stesso che sto imponendo la colpa su di te che già ti senti in colpa rinforzerà la tua colpa. Così ciò che accade nel momento in cui la tua colpa incontra la mia è che ce la rinforziamo a vicenda, e quindi siamo entrambi condannati ancora di più a questa prigione di colpa nella quale viviamo. 

Questa volta, presumiamo che tu entri e mi insulti, ma adesso sono nella mia mente corretta e mi sento bene con me stesso. So che Dio è con me, che Dio mi ama e, grazie a questo, non c’è nulla che mi possa ferire. Indipendentemente da quello che mi fai, dal momento che so che Dio è con me, so che sono perfettamente salvo e al sicuro. So che, indipendentemente da ciò che dici, anche se a un certo livello potrebbe esser vero, ad un livello più profondo non può essere vero perché so di essere un Figlio di Dio e perciò sono perfettamente amato da mio Padre. Non c’è nulla che tu possa fare o dire che possa portarmelo via.

Se presumiamo che questa sia la posizione in cui mi trovo quando sto qui seduto e tu entri e mi insulti, allora sono libero di guardare ciò che hai fatto in modo diverso. C’è un meraviglioso rigo nella prima lettera di Giovanni nel Nuovo Testamento che dice: “l’amore perfetto scaccia la paura”. Gesù lo cita parecchie volte nel Corso in modi diversi. Ciò che questo significa è che non solo l’amore perfetto scaccia la paura, ma scaccia anche il peccato, la colpa e qualsiasi forma di sofferenza o di rabbia. Non c’è modo in cui qualcuno possa essere ricolmo dell’Amore di Dio (ed essere identificato con esso) e provare paura, rabbia, o cerchi di ferire qualcun altro. È assolutamente impossibile sentire l’Amore di Dio e cercare di ferire un’altra persona. Semplicemente non è possibile farlo.

Ciò significa che, se stai cercando di ferirmi, in quel momento particolare non credi di essere ricolmo dell’Amore di Dio. In quel particolare momento non ti stai identificando col Figlio di Dio. Non credi che Dio sia tuo Padre e, poiché ti trovi nel tuo stato di ego, ti sentirai minacciato e colpevole. Sentirai che Dio è la fuori per colpirti. E il solo modo in cui puoi affrontare tutta questa colpa è attaccare un tuo fratello. Questo è ciò che la colpa farà sempre. Perciò il tuo insultarmi o il tuo attaccarmi in realtà sta dicendo: «Per favore insegnami che mi sbaglio; per favore insegnami che c’è un Dio Che mi ama e che io sono Suo figlio. Per favore fammi vedere che l’amore che credo sia impossibile per me in realtà è lì per me.» Perciò, ogni attacco è una richiesta di aiuto o una richiesta d’amore. 

La prima sezione del Capitolo 12 del testo, “Il Giudizio dello Spirito Santo” (T-12.I), è una affermazione chiarissima di ciò. Agli occhi dello Spirito Santo ogni attacco è o una richiesta d’aiuto o una richiesta d’amore, perché se la persona si fosse sentita amata non avrebbe mai potuto attaccare. L’attacco è l’espressione del fatto che la persona non si sente amata e perciò è una richiesta d’amore. Questo è quello che udrò se sto seduto qui nella mia mente corretta. Udrò nell’attacco una richiesta d’amore. E poiché a quel punto sono identificato con l’Amore di Dio, come potrei rispondere in qualsiasi altro modo che non sia estendere quell’Amore?

La forma specifica in cui risponderò all’attacco tocca allo Spirito Santo. Se sono nella mente corretta, lo chiederò a Lui ed Egli mi mostrerà come dovrei rispondere. La forma in cui agisco non è importante. Questo non è un corso su come agire e comportarsi, ma è un corso per cambiare il nostro modo di pensare. Come dice Un corso in miracoli: “Non cercare di cambiare il mondo, ma scegli di cambiare la tua mente riguardo al mondo” (T-21.in.1:7). Se pensiamo in accordo allo Spirito Santo, allora ogni cosa che faremo sarà corretta. Sant’Agostino disse una volta: «Ama e fai ciò che vuoi». Se c’è amore nel nostro cuore, ogni cosa che facciamo sarà giusta, non importa cosa sia. Perciò quello che mi interessa o cui devo prestare attenzione non è cosa faccio quando mi attacchi: ciò che mi interessa è come posso rimanere nella mia mente corretta in modo da poter chiedere allo Spirito Santo cosa fare. Ribadisco, se sono nella mia mente corretta vedrò il tuo attacco come una richiesta d’aiuto e non lo vedrò affatto come un attacco.

Quest’idea del giudizio è estremamente importante. Sempre secondo lo Spirito Santo, ci sono solo due giudizi che potremmo mai fare riguardo chiunque o qualunque cosa a questo mondo: o è una espressione d’amore o una richiesta d’amore. Non c’è alcun’altra alternativa possibile, il che rende semplicissimo vivere in questo mondo, una volta che si pensa così. Se qualcuno mi esprime amore, come posso rispondere in qualsiasi altro modo che non sia restituire amore? Se un mio fratello o una mia sorella chiede amore, come posso reagire in qualsiasi altro modo che non sia dare quell’amore? Ripeto, rende molto semplice vivere in questo mondo. Significa che, indipendentemente da ciò che facciamo, indipendentemente da cosa il mondo sembri farci, la nostra risposta sarà sempre di amore, il che rende tutto molto semplice. Come dice il Corso: “La complessità è dell’ego” T-15.IV.6:2), mentre la semplicità è di Dio. Quando seguiamo i principi di Dio, tutto ciò che facciamo sarà la stessa cosa. La sezione alla fine del Capitolo 15 venne scritta a Capodanno, e la risoluzione che Gesù suggerisce per l’anno nuovo è di far sì “che quest’anno sia differente rendendolo tutto uguale” (T-15.XI.10:11). Se vedi che tutto è o un’espressione d’amore o una richiesta d’amore, allora reagirai sempre nello stesso modo: con amore.

Ciò che questo significa in relazione a come viviamo la nostra vita è che possiamo vedere ogni singolo evento – dal momento in cui nasciamo al momento in cui moriamo, dal momento in cui ci svegliamo ogni giorno al momento in cui andiamo a letto ogni notte – come un’opportunità che lo Spirito Santo può usare per aiutarci a vederci senza colpa. Il modo in cui vediamo le altre persone della nostra vita è il modo in cui vediamo noi stessi. Perciò le persone con cui abbiamo più difficoltà e più problematiche sono il dono più grande che abbiamo perché se possiamo guarire la nostra relazione con loro quello che in realtà stiamo facendo è guarire la nostra relazione con Dio.

Ogni singolo problema che vediamo in qualcun altro, che desideriamo escludere dalla nostra vita, è in realtà il segreto desiderio di escludere parte della nostra colpa da noi stessi cosicché non dobbiamo lasciarla andare. Ecco l’attrattiva dell’ego per la colpa. Il modo migliore per restare attaccato alla tua colpa è colpire alla testa qualcun altro. Ogni qualvolta siamo tentati di farlo, il Corso ci dice che c’è Qualcuno con noi Che ci darà un colpetto sulla spalla dicendo: “Fratello mio scegli di nuovo” (T-31.VIII.3:2). E la scelta è sempre se perdonare o non perdonare. La scelta che facciamo di perdonare qualcun altro è la stessa che facciamo di perdonare noi stessi. Non c’è differenza tra dentro e fuori: tutto è una proiezione di ciò che sentiamo dentro. Se dentro di noi sentiamo la colpa, allora questo sarà quello che proietteremo all’esterno. Se dentro di noi sentiamo l’Amore di Dio, allora questo sarà quello che estenderemo fuori. Ogni persona e circostanza della nostra vita ci offrono l’opportunità di vedere cosa c’è all’interno del proiettore delle nostre menti; ci offrono l’opportunità di fare un’altra scelta."

Questo è il significato della citazione biblica “porgi l’altra guancia” che in Un corso in miracoli offre viene ripresa nel Testo (T.5.IV.4):

“Io ho sentito una sola Voce perché ho capito che non avrei potuto espiare solo per me stesso. Ascoltare una sola Voce implica la decisione di condividerLa perché tu stesso La possa ascoltare. La Mente che era in me è ancora irresistibilmente attratta da ogni mente creata da Dio, perché l’Interezza di Dio è l’Interezza di Suo Figlio. Non puoi essere ferito e non vuoi mostrare a tuo fratello altro che la tua interezza. Mostragli che non ti può ferire, e non serbare nulla contro di lui, o starai facendo la stessa cosa a te stesso. Questo è il significato di “porgere l’altra guancia”.

 Isabella Popani

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